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Classe
'64, Jimmy non dimostra più di venticinque
anni. Originario dello Sri Lanka, ha quel visino
pulito da bravo ragazzo che proprio non riesce
a celare il suo stato d'animo: è letteralmente
raggiante, la gioia trapela da ogni poro del suo
corpo ed un velo d'emozione lo avvolge da cima
a fondo. Questa è un'intervista atipica,
onestamente ho poco da chiedergli, la sua storia
è così chiara ed eclatante che si
racconta da sé, basta che apra la bocca
per trasmettere sentimenti indescrivibili ed io
non devo far nient'altro che trascrivere minuziosamente
ogni sua parola.
Domani
dimostrerà pubblicamente a tutti la sua
conversione, verrà battezzato nella chiesa
di Pescara e finalmente proclamerà la signoria
di Cristo che l'ha portato dal deserto della sua
vita all'oasi della rinascita. Caro Jimmy, esprimere
razionalmente quello che stai provando adesso
è limitativo, ma cerca di esternare con
poche parole la tua attuale situazione. Oggi è
il giorno più bello della mia vita, dopo
quattro anni di carcere ricevo un permesso per
uscire per due giorni, la mia "nuova"
vita è bellissima. E domani dimostrerai
a tutti la tua rinascita
La
mia rinascita è avvenuta quando ho aperto
per la prima volta la Bibbia: Dio mi ha parlato
e ha dato una sterzata totale alla mia vita. Andiamo
con ordine partendo dall'inizio. Lavoravo in una
carrozzeria. Ero onesto, pur sperperando tutti
i miei soldi nei divertimenti, avevo trovato un
buon lavoro e stavo per sposare la mia ragazza.
Quel giorno mi ero concentrato dalla mattina presto
alla riparazione di un'auto e avevo persino rinunciato
alla pausa pranzo per dedicarmi completamente.
Venne in officina un ragazzo per ritirare un preventivo;
ricordo benissimo quell'episodio. Uscì
dall'officina e fu immediatamente fermato dalla
polizia; trovarono una partita di droga e, dopo
aver chiesto al giovane da dove provenisse, si
precipitarono nella carrozzeria.
Non
ci fu modo di difendermi, avevo dei precedenti
e per giunta ero un extracomunitario, i poliziotti
fecero di tutto per arrestarmi, essendo disposti
persino a mentire nel verbale.
Tutte le tue sicurezze erano crollate. Come si
evolse la tua situazione nel carcere? Nella cultura
del mio paese, se un uomo viene arrestato non
viene più considerato dalla comunità
ed io stesso in precedenza evitavo di avere a
che fare con ex galeotti. Quando entrai in galera,
tutti i miei amici e persino la mia ragazza, per
volere dei suoi genitori, mi ignorarono. La mia
vita non aveva più un senso e il pensiero
del suicidio era sempre più frequente.
Avevo smesso di mangiare, la bilancia segnava
54 chili e i miei compagni di cella mi definivano
un morto che camminava. I primi cinque mesi di
carcere furono letteralmente un inferno.
Qual
è stata la causa di un cambiamento così
radicale e com'è nata? Quando mi trovavo
nella prigione di Roma, un nigeriano mi regalò
una Bibbia. Provengo da una famiglia induista
e mai mi c'ero avvicinato: la poggiai pensando
che sarebbe per sempre rimasta chiusa nel mio
armadietto. Da Roma fui trasferito a Vasto e,
preparando le mie cose, misi nella valigia anche
quel libro senza sapere perché. In Abruzzo
la situazione non cambiò finché
un giorno la aprii. Ero spinto da una sorta di
curiosità e pur non conoscendo bene l'italiano,
iniziai a leggere: senza un metodo ben preciso
lessi il Salmo 119. Mi piacque, rispondeva a molte
delle domande del mio cuore. Così continuai
senza mai andare oltre i Salmi. Dividevo la mia
cella con un giovane colombiano che vedendomi
così preso dalla lettura della Bibbia mi
regalò un libro su Frank Catania. Un altro
caso del "fenomeno Catania": molti carcerati
si sono convertiti attraverso la sua testimonianza.
Ha una storia strepitosa: doveva scontare settantacinque
anni di carcere ed è uscito dopo soli cinque.
Che
cosa ha scatenato in te la lettura di quel libro?
Rimasi molto colpito e scrissi immediatamente
all'editore richiedendo altri libri. Lì
entrò nella mia storia una persona chiave
per il proseguimento del mio cammino. Iniziai
un'intensa corrispondenza con una delle responsabili
della casa editrice che m'indirizzò spiritualmente.
Il giorno della consegna della posta diventò
ben presto il più importante della settimana
e leggendo le sue lettere non facevo altro che
piangere. Se una sua risposta tardava non esitavo
a riscrivere: era troppo importante continuare
a sapere sulla vita cristiana. Un giorno mi chiese
se ero realmente interessato a proseguire il mio
viaggio spirituale: in tal caso aveva due indirizzi
da darmi, quello di Pietro Evangelista, pastore
della chiesa di Pescara, la più vicina
a Vasto, e quella di un istituto cristiano londinese
per carcerati che da allora m'invia studi biblici.
Da
lì iniziasti a ricevere le visite del pastore
Pietro che segnarono il passo decisivo per arrivare
fino ad oggi. Grazie a Dio anche quelli del "trattamento"
(le educatrici, la psicologa e l'assistente sociale)
hanno apprezzato la venuta del Pastore; ora sono
fuori e mi posso battezzare, ho un regolare permesso
e sono il primo extracomunitario nella storia
del carcere a riceverne uno. Quando stavo firmando
prima di uscire le mani mi tremavano e quasi non
riuscivo a scrivere il mio nome. Uscire dopo quattro
anni è stato stranissimo. Devo ringraziare
in modo particolare il pastore Pietro Evangelista:
ha sempre creduto in me, ogni settimana percorre
chilometri e chilometri per incontrarmi. Parlami
del rapporto con i carcerati prima e dopo la conversione.
Ero arrivato ingiustamente in carcere e mi ero
isolato da tutti. Non mangiavo, non parlavo, trascorrevo
quasi tutto il giorno a letto.
Mi
sentivo il più insignificante tra loro
ed il fatto che molti mi trattavano diversamente
a causa del mio colore di pelle mi mandava in
bestia. Dopo la conversione tutto è cambiato,
notavano che ero diverso, ero più tranquillo,
come se già fossi libero. Mi rispettavano
ed io avevo più fiducia in me, al contrario
di loro conoscevo la verità. E se qualcuno
mi dava del "NEGRO" io rispondevo: <
Ti sbagli, sono color cioccolato >. I due musulmani
che dormono con me ridono e scherzano tutto il
tempo, ma quando devo pregare rimangono silenziosi
e rispettano la mia credenza. Alcuni sono gelosi:
sono l'unico sempre felice. Adesso ti aspetta
un futuro florido, non credevi la stessa cosa
quattro anni fa. Che cosa pensi rivedendo la strada
che hai fatto, le tue sofferenze, le ingiustizie
che hai subito?
Nella mia vita ho sempre sofferto tanto. Non posso
dimenticare il lungo e tortuoso viaggio per arrivare
in Italia, passando per India e Pakistan, rimanendo
fino ad una settimana senza mangiare. Qui guadagnavo
bene e mi davo a gioie passeggere, molte volte
dettate dalla voglia di apparire davanti agli
altri. Solo ora ho capito i miei errori. Adesso
prima di prendere una qualsiasi decisione chiedo
a Dio di mostrarmi la via ed ho più maturità
per capire cosa è giusto o sbagliato. In
prigione ti senti abbandonato a te stesso eppure
il carcere è come un'università:
nel bene e nel male impari tantissime cose sulla
vita. Molti di quelli che leggeranno quest'intervista,
probabilmente si trovano nella stessa situazione
in cui ti trovavi tu. Vorrei che concludessi con
un pensiero per chiunque si senta solo ed infelice.
Non c'è altra luce al di fuori del Signore.
Lui è la mia gioia. L'intervista
è stata rilasciata il 30 agosto del 2003.
Il giorno seguente "Jimmy" si è
battezzato nella nostra chiesa. Attualmente è
fuori dal carcere e collabora intensamente con
diverse attività missionarie ed evangelistiche
del Centro Cristiano "Il Buon Samaritano".
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